TEST DI VERIFICA

TEST DI VERIFICA nei commenti...
Abbiate pazienza, l'avevo tolto, come in tanti mi avevate richiesto, per facilitare la pubblicazione dei commenti da parte vostra, ma ho dovuto rimetterlo perchè da quel momento han ripreso ad arrivarmi un saaaaacco di commenti-spam... e non ne posso più di star lì a cancellarli... :(((
Spero sarete comprensivi e che vorrete lo stesso continuare a seguirmi... VVB! =(^.^)=

mercoledì 14 settembre 2016

SFOGLIATA CON PESCHE E MIELE "STELLA"

Non ho praticamente mai smesso di spignattare e sfornare, tranne Agosto che era veramente troppo caldo per fare qualsiasi cosa, se non il minimo indispensabile per mantenere attivo il mio Lievito Madre Liquido... ma questa è un'altra Storia che terrò da parte, per ravvivare un pò questo mio povero blog semi-abbandonato...

E' la voglia di sistemare le miriadi di foto e ricette che ho accumulato, che manca... E non aiuta, in questo, la rapidità di utilizzo di FB ed Instagram per divulgarle... :D

Comunque, rispolveriamo un pò la tastiera del pc e vediamo cos'ho sfornato ieri sera al volissimo!

Premetto che ho usato una sfoglia pronta, di quelle belle piene di olio di palma... veramente c'ho fatto pure un corso per farla in casa, ma procedimento troppo lungo e temperature troppo calde.... :D

Comunque, anche acquistando quelle già pronte, dò comunque una letta alla lista degli ingredienti e cerco quelle più "sane" possibili, con meno "ciofeche" dentro... e vi assicuro che, leggendo la lista degli ingredienti, ce ne sono alcune che fanno davvero paura....

Ecco dunque un dolcetto da fare anche all'ultimo momento, se magari volete invitare a cena degli amici o per una merendina golosa...

SFOGLIATA CON PESCHE 
E MIELE "STELLA"

1 rotolo di pasta sfoglia rettangolare
3 pesche mature di media grandezza
1 cucchiaio circa di zucchero semolato
7 o 8 biscotti secchi (se vi piacciono, potete usare degli amaretti)

Srotolare la pasta sfoglia, sistemandola direttamente sulla placca del forno, col suo foglio di carta-forno in dotazione.

Con una forchetta, bucherellarla tutta quanta, fino a 2-3 cm dal bordo (questo procedimento eviterà che si sollevi in cottura nella parte coperta dalla frutta, mentre invece i bordi si alzeranno, creando la "cornice" tutto intorno)

Farvi cadere sopra un pò di Miele Stella di Giorgio Poeta (è un miele d'acacia delicatissimo, aromatizzato con le bacche di anice stellato, che viene prodotto da un ragazzo in gambissima, e la sua Azienda si trova a Fabriano, pochi km dal nostro paesello, quindi posso definirlo un prodotto a km 0 ^______^)

Stenderlo bene su tutta la sfoglia con un pennello e spolverare quindi con i biscotti secchi precedentemente sbriciolati finemente.

Lavare, asciugare e sbucciare le pesche e tagliarle a spicchi sottili.
Se riuscite a trovare le pesche noci bio, lasciate la buccia, che è pure decorativa!

Distribuire sulla sfoglia, lasciando libero il bordo tutto intorno per 2-3 cm.

Cospargere con altro Miele Stella colandolo a filo e quindi spolverare tutto quanto con zucchero semolato.

Cuocere in forno preriscaldato a 180° per 25-30 minuti.

Lasciar raffreddare bene, quindi tagliare a pezzi e gustare! :)

Non occorre specificare che si può usare altra frutta a piacere, vero? :P

PS: per la citazione del Miele Stella, non sono stata nè pagata, nè invitata ad usarlo a scopi pubblicitari dal Produttore... Lo uso perchè mi piace e ne ha tanti altri che sono buonissimi, oltretutto è della mia zona quindi, perchè non parlarne? ^^


venerdì 1 luglio 2016

CONFETTURA DI PRUGNETTE SELVATICHE

Un paio di settimane fa, durante una delle mie lunghe camminate intorno al paesello, ho scoperto, gioia e gaudio!!!, un alberello pieno zeppo di prugnette selvatiche!
E pochi metri prima un alberello ancor più piccolo di... visciole!!!!

Così il sabato mattina scorso ho trascinato il Compare in detto luogo per raccogliere tutto il possibile, perchè i frutti erano ormai prossimi alla maturazione completa!

Di visciole c'era ben poco, appena 10 di numero, ma le ho prese lo stesso! 

Mentre di prugnette ne abbiamo raccolte più di 5 kg! 

E' valsa la pena sentire un caldo della miseria e rischiare un'insolazione!!!! :DDD

Comunque, appena arrivati a casa, le ho subito messe a bagno nel lavello e lasciate lì una mezz'oretta, poi le ho risciacquate e ho fatto loro un altro bagnetto con acqua e bicarbonato per maggior sicurezza, anche se sono certa al 1000x1000 che siano ultra-biologiche, visto il posto in cui è cresciuto l'albero... 

Poi, dopo un ultimo risciacquo e averle asciugate bene, ho continuato con la preparazione...

CONFETTURA DI 
PRUGNETTE SELVATICHE
(più qualche visciola)

5 kg e 800 g di frutta (peso lordo)

1 kg di zucchero addensante 3:1
1 kg di zucchero semolato 
2 limoni bio

Dopo aver lavato accuratamente come scritto sopra, ho eliminato i piccioli e inciso la buccia di ogni prugnetta con la lama liscia di un coltello e buttandole man mano direttamente dentro una pentola bella capiente.
Ho unito il succo dei due limoni e portato a bollore, mescolando di tanto in tanto.
Appena la frutta ha prodotto il suo succo fin quasi a coprirla, ho spento la fiamma e lasciato intiepidire.

Dopo di che ho passato tutto al setaccio (ho l'accessorio apposta per la planetaria Kenwood) ma va bene anche un normale passaverdura, solo che si fa più fatica... :P

Eliminati tutti i semi e le bucce, ho ritrasferito la polpa ottenuta nella stessa pentola pesando il tutto (ho ottenuto 5 kg esatti di prodotto "pulito")

Vi ho aggiunto gli zuccheri mescolando bene con una frusta a mano, poi ho coperto col suo coperchio e messo in frigo a riposare tutta la notte in modo che la pectina cominciasse il suo processo di "gelificazione".

Questa procedura l'ho eseguita seguendo le istruzioni riportate sui pacchetti di zucchero 3:1.
Sulla stessa c'era scritto che bastavano dalle 3 alle 4 ore di riposo, ma poichè io ho messo, come quantitativo di zuccheri totale, una quantità inferiore, ho preferito lasciarla riposare di più.

Nel frattempo si può predisporre la sterilizzazione dei vasetti e dei tappi.

Io li ho lavati prima in lavastoviglie poi, i vasetti, li ho passati nel forno caldo per mezz'ora.

I tappi in forno no, perchè pur usando quelli a vite, hanno la guarnizione interna e quindi li ho messi in un pentolino coperti a filo con acqua fredda, portato a bollore per un quarto d'ora circa, quindi spento e lasciato raffreddare.

Quindi li ho prelevati con una pinza e messi ad asciugare su una griglia (anch'essa prima passata in lavastoviglie, insieme ai vasetti di vetro).

Facendo tutto questo il giorno prima, poi ci si ritrovano i vasetti perfetti per l'invaso :)

Dunque, il giorno successivo ho ripreso il mio pentolone di polpa di prugnette e, a fuoco medio, l'ho portata a bollore e da lì, ha continuato a cuocere per un paio d'ore.

Tenere mescolato ogni tanto con un cucchiaio di legno!

Dopo di che ho fatto la "prova piattino" per vedere se era pronta e quindi l'ho invasettata.

La prova piattino, per chi non lo sa, consiste nel prelevare un cucchiaino di confettura/marmellata e versarla su un piattino freddo (magari tenuto in frigo qualche ora prima).

Aspettare qualche attimo che la confettura si freddi, quindi inclinare il piattino.

Se questa si sposta molto lentamente o addirittura non si muove, è pronta!

Io preferisco il punto di cottura in cui scorre molto lentamente sul piattino, perchè se la lascio che non si sposta, poi la trovo troppo "dura" da spalmare, ma va a gusti eh?

Bè, magari se è "dura" è perfetta per le crostate.... Fate voi! ^^

Ah, un'ultima cosa...

Io le chiamo PRUGNETTE SELVATICHE, ma credo siano RUSTICANI! :DDD


sabato 13 febbraio 2016

INVOLTINI PRIMAVERA e voliamo in CINA!

Quando stavo ancora con i miei genitori a Ferrara, spesso e volentieri con gli amici della Compagnia, più che la pizzeria si sceglieva il ristorante cinese...
Ce n'erano diversi in città, ma un paio erano quelli che ormai i camerieri stendevano il tappeto rosso al nostro ingresso :DDD

Chissà se esistono ancora...

Comunque, il mio menù tipico era: INVOLTINI PRIMAVERA, MANZO FUNGHI E BAMBU' e FRUTTA CARAMELLATA oppure, eccezionalmente, la MACEDONIA ma era tutta frutta sciroppata, prelevata direttamente da un barattolo, quindi.....

Mi discostavo raramente da queste tre portate perchè sono sempre stata molto diffidente verso i sapori nuovi, per via del terrore di trovarvi dentro ingredienti che poi mi fanno davvero star male (peperoni e paprica in primis...) ma ogni tanto una sforchettata nel piatto del mio vicino di tavolo la davo (riso alla cantonese, buonissimo!).

Poi negli anni mi sono resa conto che di cibo veramente tipico cinese, in questi ristoranti, c'era ben poco se non nulla... anche la pacchianeria di certi addobbi, penso fosse dettata dalla voglia di ricreare gli ambienti "originali", ma i quadri luminosi con la finta acqua che scorre... babbabia che orrore... :DDDD

Ovvio che abbiano dovuto adattare i gusti al palato occidentale, come succede, purtroppo, per i nostri piatti tradizionali in altri Paesi, penso...



Quindi, dopo questa lunga premessa, per la letterina X della città di Xi'an per rappresentare la CINA, che è una delle ultime tappe dell'Abbecedario Culinario Mondiale, un Progetto della nostra Mitica Capo-Carovana Aiù, ed ospitata fino al 21 febbraio dall'Amica Carla Emilia e il suo blog Un'Arbanella di Basilico, voglio presentarvi proprio quegli involtini da me tanto amati che, tanto per stare sulla stessa linea dello sproloquio lassù scritto, non so se siano veramente originali, ma li ricordo così e quindi, via!

INVOLTINI PRIMAVERA
4 fogli di Pasta Phyllo
2 carote medie
2 zucchine
3 gambi di sedano (la parte più interna, chiara)
1/2 cipolla bionda piccola
1 litro di olio di semi di arachidi
Tagliaverdure a julienne
1 bicchiere d'acqua
1 pennello

Salsina Agrodolce per accompagnare (il link rimanda a quella home-made della mia Amica Elena)

Preparare il wok sul fornello versandovi l'olio.

Lavare ed asciugare accuratamente le verdure ed eliminare le estremità di carote, zucchine e sedano.

Con il pelapatate sbucciare le carote e pelare i gambi di sedano fino ad eliminare tutta la parte esterna filamentosa.

Tagliare a metà la cipolla e affettarla a fettine spesse qualche millimetro (non con la mandolina, vengono troppo sottili).

Ora tagliare a metà anche le altre verdure e tagliarle a julienne.
Se avete un tagliaverdure apposito, tipo quello in foto, farete in un attimo! :)


Su un tagliere, stendete i 4 fogli di pasta phyllo e tagliatele a metà nel senso della larghezza, ottenendo così 8 fogli più piccoli, che vanno sovrapposti l'uno all'altro.

Cominciando la primo sopra, ponete una manciata di ogni verdura sopra al foglio, cominciando dal basso (quello verso di voi).

Fate un primo giro per chiudere le verdure nel foglio stesso, quindi chiudete le due estremità laterali sovrapponendole per la loro lunghezza, sul primo giro, quindi terminate di arrotolare e l'estremità a voi opposta va spennellata leggermente d'acqua, quindi chiusa saldamente.

Preparare così tutti i fogli fino ad esaurimento del ripieno (a me sono venuti 8 involtini)

So che in certe versioni nel ripieno è prevista anche della carne macinata e/o dei gamberetti, ma io preferisco la versione vegetariana :)

Scaldare l'olio almeno a 160-170° e friggere 3-4 involtini alla volta, per qualche minuto, girandoli delicatamente quando ben dorati da una parte.

Scolare molto bene e metterli ad assorbire l'olio in eccesso su carta-paglia o scottex.

Servire caldi accompagnando con la salsina agrodolce!

La potete anche comprare per carità, ma se ve la fate in casa è anche meglio! Oltretutto è semplicissima da preparare e gli ingredienti occorrenti si trovano in tutti negozi di alimentari, non occorre impazzire girando in chissà quali negozi etnici per reperirli :)

Io ho seguito la ricetta dell'Amica Elena di Zibaldone Culinario, solo che devo aver abbondato troppo con la maizena ed è venuta piuttosto solida, ma è comunque buonissssssima! ^^


mercoledì 3 febbraio 2016

VELLUTATA DI TOPINAMBUR e PESTO DI PISTACCHI DI BRONTE e.......... PATATE A FISARMONICA!

Mi sono risvegliata da un torpore durato troppo a lungo.... il mio, anzi, i miei blogghini languono da troppo tempo... quasi quasi mi sono scordata anch'io di averli, figurarsi se se ne ricorda chi passava a trovarmi ai tempi d'oro, quando sfornavo una ricetta un giorno e quell'altro pure!!! :DDD

E dunque, sull'onda di questa spero duratura ispirazione, ecco un'altra ricettina, che ci siamo pappati lunedì a pranzo io e il Compare!

VELLUTATA DI
TOPINAMBUR
E PESTO DI PISTACCHI
DI BRONTE

8 tuberi di Topinambur
1 patata Fisarmonica (*)
1 bicchiere ca. di latte di soia home-made
(ma in mancanza, va bene anche quello in brick, ma senza zucchero!)
1 dado vegetale bio
olio evo q.b.
2 cucchiaini abbondanti di Pesto di Pistacchi di Bronte
2 cucchiaini abbondanti di granella di Pistacchi di Bronte

Lavate ed asciugate i tuberi di Topinambur. Con un pelapatate sbucciateli e metteteli subito a bagno in una ciotola con acqua fredda, perchè non anneriscano (a contatto con l'aria, la polpa ossida e diventa scura).

Mettere sul fuoco una pentola a bordi alti con un paio di litri di acqua fredda. Tagliare i tuberi uno a uno a cubotti, facendoli cadere direttamente nella pentola. Unire il dado vegetale (ma se avete quello fatto in casa è pure meglio!) e portate a bollore, lasciando cuocere finchè saranno morbidi (una ventina di minuti dal bollore, circa).

A questo punto, sbucciare la patata Fisarmonica e unirla nella pentola e frullare il tutto col mixer ad immersione fino ad ottenere una bella crema densa.

Ah! Tenete da parte qualche cubotto di Topinambur, per la decorazione del piatto!!!

Diluire con il latte di soja o panna liquida, affinchè la crema sia morbida e non troppo densa; mescolare bene e versare nelle fondine individuali.

Condire con olio evo, il pesto di e la granella di Pistacchi di Bronte e cospargere con i pezzetti di Topinambur ricavati dai cubotti che avete messo da parte.

Se non direte nulla sul fatto che c'è dentro il latte di soja, anche il più scettico ed anti-vegano, non potrà resistere a questa delizia (parola di Compare, che ha fatto il bis!!!!) :DDD

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(*) Per le PATATE FISARMONICA (ricetta vista dal Compare su FB!)

Lavare ed asciugare un paio di patate di media grossezza per ogni ospite, scegliendole bio in quanto andranno consumate con la loro buccia (quella di questa ricetta, l'ho sbucciata prima di aggiungerla alla vellutata solo per una questione estetica... non mi piaceva che poi si vedessero i "puntini" lasciati dalla buccia frullata).

Praticare nella parte superiore tanti tagli ravvicinati tra loro, incidendo la polpa fino a 3/4 del suo spessore (la base, in sostanza, deve restare intera).

Foderare una teglia con carta forno, disporvi le patate con i tagli rivolti verso l'alto, spennellare con abbondante olio evo e salare con sale alle erbe.

Cuocere in forno già caldo a 200° per una 30na di minuti e, verso la fine della cottura, spennellare nuovamente la superficie un paio di volte con l'olio che sta sul fondo della teglia.

Servire belle bollenti e... buon divertimento (nel vedere le facce stupite dei vostri Ospiti)!!! ^_____^


LATTE DI SOIA con il KUVING'S

Qualche mese fa, durante uno dei corsi che ho seguito presso  FABRICA DEL GUSTO a Fabriano, la Scuola di Cucina di Donatella e LaGreg, mi sono innamorata di un nuovo ammennicolo per la cucina... tanto per cambiare!

La "colpa" è tutta di Donatella, che mi ha fatto assaggiare un estratto di uva e sedano da paura! :D

Assaggiare, whatsappare al Compare e comprare è stato un tutt'uno!

Il giorno dopo, infatti, il Compare è passato dalle ragazze e mi ha portato a casa questo vero e proprio GIOIELLINO, ovvero l'estrattore KUVING'S,
che da allora non fa altro che sfornare... anzi... estrarre succhi a manetta!

Ho e sto sperimentando di tutto... mi ci manca solo l'estratto di cipolla e aglio e ho fatto! :DDD

L'unica cosa che ancora non avevo provato era il LATTE DI SOIA HOME-MADE!

Così ho acquistato un pacchetto di fagioli di soja bio e mi sono messa all'opera, seguendo pari pari le indicazioni del ricettario allegato all'estrattore.

L'unico dubbio che mi è venuto, in fase di cottura, è stato se il tempo di cottura della soja era inteso in pentola a pressione (cosa che nel ricettario non è specificato!) perchè dice "cuocere per 8-10 minuti finchè la soja è morbida" ma per averla morbida ho dovuto lasciarla cuocere, nella pentola normale, mezz'ora abbondante! 

Comunque, l'esperimento è riuscito alla grande ma... quando l'ho assaggiato bè... non mi è piaciuto per niente! :DDD

Sa troppo di legume e, sinceramente, l'idea di far colazione la mattina con un "brodo" di legumi dolcificato... 'nzomma....

Probabilmente in quello che si trova in commercio, intervengono con qualcosa per mitigare il sapore della soja e non saprei proprio come fare... Ho provato anche ad allungarlo con più acqua e a macchiarlo col caffè d'orzo (come faccio di solito con quello "commerciale"), ma niente... si sente sempre...

MA ho scoperto che è perfetto per cucinare! L'ho già usato per una vellutata e per rendere più cremoso un sughetto di tonno in bianco... Insomma, credo proprio che le possibilità siano infinite e poi.... si può usare anche lo "scarto", mettendolo nell'impasto di un polpettone per esempio o per dei muffins salati, o nell'impasto di una focaccia...

Insomma, devo sperimentare un pò, ma sono comunque molto, molto soddisfatta! :)

Oltretutto, con gli estratti, anche il Compare FINALMENTE mangia, anzi, beve la frutta!
Infatti è un gran pigrone e per questo consumava pochissima frutta (per non stare a sbucciarla...) invece così non faccio altro che passare al supermercato e riempire il cestino di mele, arance, pompelmi, melagrane, kiwi, sedano, carote, rape rosse (quelle sottovuote già cotte) e chi più ne ha più ne metta! :D

Ovviamente, cerco il più possibile di usare frutta e verdura di stagione, perchè sarebbe assurdo farsi un estratto di... che so... FRAGOLE a febbraio! :DDDD

Ah! GIURO che NESSUNO mi paga per parlare dell'estrattore suddetto e questo post è frutto solo ed esclusivamente del mio entusiasmo per questo ammennicolo! :P


domenica 31 gennaio 2016

OATY GINGER SLICE

L'Amica SOFIA C. oltre che partecipare attivamente alla Tappa della Nuova Zelanda, mi ha anche segnalato QUESTA RICETTA da provare!
Potevo noavn farla? Assolutamente no! 

Anche perchè gliel'ha consigliata la sua mamma, direttamente da questo Stupendo Paese, e pare sia immancabile in tutte le pasticcerie!

Farlo è facilissimo!
Mangiarlo, altrettanto ma... è una bomba calorica, quindi occhio! :D


OATY GINGER SLICE


Per la base:
150 g di burro
3/4 di tazza di zucchero di canna
2 cucchiai di Golden Syrup
3/4 di tazza di farina
1 cucchiaino e mezzo di lievito in polvere (io ho usato quello non vanigliato)
1 cucchiaino e mezzo di zenzero in polvere
1 tazza e 1/2 di avena in fiocchi
3/4 di tazza di cocco essiccato (io ho usato la farina di cocco)

Per la glassa:
150 di burro
2 o 3 tazze di zucchero a velo (ne ho usate due buste da 125 g + metà di un'altra)
3 cucchiai di Golden Syrup
4 cucchiaini di zenzero in polvere

Scaldare il forno a 180° e foderare con carta-forno, una teglia rettangolare da cm. 32x22.
Sciogliere il burro, lo zucchero di canna e il Golden Syrup in una pentola capiente a fuoco medio mescolando delicatamente per amalgamare, quindi togliere dal fuoco.

Setacciare insieme farina, lievito e zenzero in polvere quindi unirli al composto di burro nella pentola, insieme all'avena e al cocco e mescolare accuratamente.

Versare nella teglia compattando bene in uno strato uniforme e cuocere per 15 minuti.

Togliere dal forno e lasciare freddare nella teglia.

Quando la base sarà fredda, preparare la glassa, sciogliendo su fuoco basso, il burro con 2 tazze di zucchero a velo, il Golden Syrup e lo zenzero in polvere mescolando bene finchè sarà tutto uniforme.

Se la glassa appare troppo liquida, unire altro zucchero a velo (io ne ho aggiunto circa metà della 3^ tazza indicata nella ricetta originale) e comunque, fino a che la glassa non "scriveva".

Versarla quindi sulla base cotta precedentemente, livellare uniformemente e lasciare indurire.
Per decorare la superficie, anche se nella ricetta originale non era previsto, ho sciolto a bagnomaria un pò di cioccolato fondente e fatto dei ghirigori con questa, sulla superficie della glassa ormai indurita.

Tagliare quindi a pezzi (io a cubotti) e gustare accompagnando con una buona tazza di thè caldo :)


TRIFLE per la Nuova Zelanda dall'Amica SOFIA!

Ebbene sì, per la Tappa della Nuova Zelanda... sono riuscita a scomodare nientepopodimenoche... un'Amica Neozelandese che vive in Italia, proprio a pochi km da me! :D

Che coincidenza astrale allucinante! A volte il Destino è davvero Buono con me e io sono Grata a SOFIA per aver voluto arricchire la nostra raccolta con una ricettina che trovo davvero sfiziosa e che replicherò alla primissima occasione!

Sofia non ha ancora un blog tutto suo, ma le farò i "buchi nella schiena" finchè non si deciderà ad aprirne uno, perchè anche lei ha la passione per la cucina e un talento simile non può andare disperso così, vero? :)))

Ricordate che per partecipare avete tempo fino alla mezzanotte di oggi, 31 gennaio e di lasciarmi titolo della ricetta e relativo link NON in questo post, ma nei commenti a QUESTO! :)

Nel frattempo, ecco qui la Sua proposta per la NUOVA ZELANDA, un progetto della Trattoria Muvara e che ci trova già alla letterina W di Wellington, ovvero alla 21^ tappa, siamo quasi agli sgoccioli dell'alfabeto... chissà se Aiù sta già pensando a qualcosa per tenerci unite anche alla fine di questo Viaggio! Spero tanto di sì ^_______^

Orsù dunque, poche ciance e passiamo alla ricetta, che copincollo dalla mail di Sofia, foto comprese (in queste ultime ho aggiunto il suo nome alle foto ^^)

TRIFLE di Sofia C.


Ingredienti: 
1. Pan di Spagna  circa 300gr
2. Marmellata ai frutti di bosco o fragola q.b.
3. Crema pasticcera 400gr
4. Macedonia Sciroppata 400gr
5. Liquore ( a piacere) 
6. Panna Montata 400ml
7. Frutta secca o fresca a piacere per la decorazione
 
Procedimento : 
Tagliare a metà il pan di spagna e farcire con la marmellata per poi richiuderlo a panino.
      
Tagliare a cubetti il pan di spagna.

Bagnare il pan di spagna con il liquore ( la ricetta originale richiede lo Sherry, si potrebbe usare anche lo sciroppo rimanente delle frutta ) 

Posizionare i cubetti sul fondo del recipiente, creando così la base del dolce (si consiglia di usare un recipiente di vetro, in modo da far vedere i vari strati che compongono il dolce).

Aggiungere la frutta e poi  la crema pasticcera.

Lasciare riposare in frigorifero per 30 minuti. Prima di servire, aggiungere la panna appena montata. 


Decorare a piacere con frutti di bosco o kiwi o frutta secca. 

venerdì 29 gennaio 2016

GOLDEN SYRUP I love You! :D

Una cara Amica conosciuta durante il Corso Base di Pasticceria fatto alla Fabrica del Gusto, mi ha passato una ricettina tipica della Nuova Zelanda da provare e gliel'ha suggerita la sua mammina, dicendo che è un dolce tipico che si serve in tutte le pasticcerie del Paese, accompagnato ad una buona tazza di thè... e se lo dice lei, che vive (fortuna sua!) proprio in Nuova Zelanda, ci credo!!! :D


Ma... in questa ricettina, che devo assolutamente fare prima che scada il termine della mia tappa neozelandese (il 31 gennaio! oO) è previsto un ingrediente che, lo ammetto, non avevo mai nemmeno sentito nominare... Voi sicuramente sì, ma io.... :P

Si tratta del Golden Syrup!

Cercando online per acquistarlo, ma realizzando poi che i tempi erano troppo stretti e che non sarebbe mai arrivato in tempo, ho anche pensato... bè... è a base di zucchero, magari trovo la ricetta per farmelo in casa!

Ebbene, sì! L'ho trovata! E nella cucina di una cara amica di blog, che seguo da tempo e molte sue ricette le ho provate e sono sempre riuscite bene, per cui, perchè non anche questa?! ^^

Perciò ho seguito

pari pari la sua ricetta e vi suggerisco di seguirla anche voi perchè riesce al 100%!!!

E l'originale lo trovate da Lei, Siòri e Siòre: La Cuochina Sopraffina!!!

Ma ecco come si fa!

GOLDEN SYRUP
(per 3 vasetti da 250 g ciascuno + 1 da 125 g)

prima parte:
50 g di acqua
200 g di zucchero semolato

seconda parte:
50 g di succo di limone (filtrato)
600 g di acqua bollente (io a 100° con il bollitore elettrico!)
1 kg di zucchero semolato

accessori:
pentola capiente in acciaio a fondo spesso
termometro per alimenti

Un appunto personale sul tipo di pentola da usare:
NON usate pentole con rivestimento in ceramica!!!
Io l'ho fatto, perchè ho una casseruola siffatta, che è una misura perfetta per cucinarci tantissime cose e quindi sono andata sul sicuro anche per questa ricetta ma... non c'è stato verso!
Lo zucchero si è tutto cristallizzato e attaccato al fondo!!!
Fortuna me ne sono accorta in tempo, altrimenti avrei dovuto buttare tutto, pentola compresa...

Andate sul sicuro, con una bella pentola in acciaio! Certo... se avete la fortuna di averla in rame, tanto meglio! :D

Mettere nella pentola i 50 g di acqua e spargervi sopra i 200 g di zucchero.
Lasciare che lo zucchero assorba l'acqua (praticamente non si deve più vedere zucchero "asciutto", questione di qualche secondo eh?) quindi mettere su fuoco basso e portare a bollore, senza mai mescolare.

Quando lo zucchero si sarà caramellato, versarvi l'acqua bollente, ma pian piano, non tutta in una volta, mescolando con un cucchiaio di legno, poi il succo di limone ed infine il chilo di zucchero.

Mescolare con cura fino a che tutto lo zucchero sarà sciolto, quindi non toccatelo più per almeno un'ora, verificando la temperatura, che deve arrivare massimo a 110°-115°.

Il mio è arrivato a 110° quando praticamente il termine di cottura era terminato.

Lasciatelo raffreddare quindi riempite i vasetti (io li avevo già sterilizzati) e chiudete.

Va consumato dal giorno successivo, in modo che abbia il tempo di addensare un pò.

Deve avere una consistenza poco più liquida di un miele liquido.

Come suggerisce La Cuochina, se viene troppo duro, basta rimetterlo sul fuoco con un pò di acqua, altrimenti, se troppo liquido, idem: rimettete sul fuoco e fatelo restringere ancora un pò.

Le mie considerazioni finali? Tenetemelo lontano, perchè non riesco a fare a meno di ficcarci dentro il cucchiaino e ripulirlo bene bene!!! :DDD




mercoledì 27 gennaio 2016

BURGER DI BROCCOLI

Il blog LA VIA MACROBIOTICA di Dealma Franceschetti è un portento di ideuzze culinarie leggere, sane ma appetitosissime!!!

Verrebbe da dire "bè, capirai... sai che ci tiri fuori da dei broccoli?"

A me piacciono tantissimo, anche solo conditi con olio e limone, ma ci sono persone che proprio li odiano, in particolare i bambini... è raro trovarne che apprezzino le verdure, abituati come sono oggi a "sbobbe" preconfezionate che basta trasferirle dal congelatore al forno (quando va bene!) e sono sistemati!

Ma andiamo oltre sennò si apre una dèbacle infinita e non voglio dar voce a polemiche che non approdano da nessuna parte... se non che poi ognuno rimane della sua idea e via! :D 

Quindi, dicevo, ho scoperto grazie a lei, questa ricettina e ve la voglio passare, ma.... ovvio che ci ho messo del mio... Un pò perchè mi mancava un ingrediente, un pò perchè non possiamo mangiare l'aglio... Dunque QUI trovate la ricetta originale, mentre sotto scrivo la mia versione :)

BURGER DI BROCCOLI
(per 6 pezzi)

1 testa di broccolo completo del suo gambo
½ scalogno
2 cucchiai di pangrattato
Olio evo q.b.
Sale q.b.
1 cucchiaino raso di curcuma in polvere (che fa tanto bene!!!)

Lavare e pulire bene i broccoli.
Pelare il gambo e tagliarlo a cubettini.
Stufare in una padella con due dita d’acqua, le cimette dei broccoli e i cubetti del gambo fino a che sono morbidi e metterli a raffreddare in uno colino a maglie fitte perché perdano tutta l’eventuale acqua di cottura.
Trasferire il tutto in una ciotola e schiacciare con una forchetta ma lasciando che qualche pezzetto di broccolo si veda, non deve diventare una purea, per intenderci.

Aggiungere 2 cucchiai di pangrattato e due di farina di fave, la curcuma e salare. Mescolare con l’aiuto di una spatola per amalgamare e se il composto rimane troppo morbido, aggiungere un cucchiaio alla volta di farina di fave, finchè risulta ancora morbido, ma lavorabile con le mani.

Mettere sul fondo di un piatto, un paio di cucchiai di pangrattato. Prelevare l’impasto un cucchiaio alla volta (il cucchiaio deve essere bello pieno) mettendoselo sul palmo delle mani e dandogli la forma del classico Burger.

Adagiarlo sul pangrattato in modo che vi ci appiccichi da entrambi i lati.

Ricavare in questo modo 6 Burger.

Se non li mangiate subito, metteteli già nella pirofila (con carta-forno) dove prevedete che verranno cotti e coprite con pellicola e conservate in frigo fino al momento della cottura (oppure potete congelarli) o almeno io così ho fatto! Li ho preparati l’altra sera e li abbiamo mangiati ieri sera :)

Scaldare il forno a 200°, irrorare i Burger con olio evo e cuocere per una 20na di minuti, girandoli a metà cottura così che si dorino bene da entrambe le parti.

Ovvio che la morte loro è servirli con contorni sfiziosi… che so… patatine fritte?! :D
Ma noi, dalle festività natalizie, stiamo cercando di “tenerci” un pochino, in vista dei dolcetti di Carnevale e quindi… li ho accompagnati con del cavolo cappuccio stufato in padella e ripassato poi con un pochino di latte di soja per dargli cremosità.

Ah si! E l’immancabile Ketchup! Ma se volete, potete inondarli anche di Majonese Vegana!

Sì vabbè… qui sprofondiamo nei pensieri più laidi e corrotti possibili, come dice il buon Giorgione!!! :D


Risultato? Non mi fanno rimpiangere per niente quelli di carne e ora farò tantissimi altri esperimenti! :DDD

lunedì 11 gennaio 2016

SOGNANDO LA NUOVA ZELANDA....

... Prosegue il Viaggio della Carovana per l'Abbecedario Culinario Mondiale, un progetto della Trattoria Muvara e per questa bellissima tappa sarò io ad ospitarvi nella mia cucina, dall'11 al 31 gennaio 2016!

Aspetto tantissime ricette, tutte quelle che potete, sia di nuova "sfornata" che già postate, con l'unica accortezza, qualora siano ricette già pubblicate, di aggiornare il post con il logo dell'ABC Mondiale :)

Mi raccomando, inoltre, qualora partecipiate, di lasciare link e titolo della vostra ricetta, solo ed esclusivamente nei commenti a questo post, così da non perdervi/mi per strada :DDD

Inutile dire che la NUOVA ZELANDA è il primo Paese che salta fuori non appena apro il mio Cassetto dei Viaggi da Sogno, ma subito dopo lo seguono a ruota tutti gli altri Paesi visitati o ancora da visitare con la nostra Carovana!!! :DDD

Prima di passare alle notizie storiche, geografiche, politiche e quant'altro di questo lontano Paese, voglio solo ricordare a chi ancora non lo sapesse (esiste davvero qualcuno che ancora non lo sa?!) che queste meravigliose terre sono state scelte dal registra Peter Jackson per la trasposizione cinematografica della Meravigliosa Trilogia Il Signore degli Anelli, straordinario romanzo fantasy scritto da J.R.R. Tolkien


E inutile aggiungere che se in futuro dovessi riuscire a visitare la Nuova Zelanda, uno dei primi posti che vorrò assolutamente visitare, sarà il Villaggio Hobbit!! :)

E' la Nuova Zelanda un Paese con panorami mozzafiato, da starci in contemplazione ore e ore... 



E vogliamo poi parlare della danza Maori resa celebre dagli All Blacks?! :)



La tappa neozelandese è rappresentata dalla città di Wellington per la letterina W

Wellington (foto da Wikipedia)

Prima di raccontare Storia, Geografia e quant'altro della Nuova Zelanda (copiando tutto spudoratamente da Wikipedia, vi avverto!) voglio lasciare subito la ricettina, che ho trovato  QUI ed è velocissima tanto da fare quanto da far.... sparire!!!! :DDD

Come sempre in rosso le mie varianti

BISCOTTI AFGHAN
per circa 25 pezzi

per l'impasto:
200 g di burro "pomata"
75 g di zucchero
200 g di farina (io "00")
2 cucchiai di cacao (io amaro)
150 g di cornflakes

per la decorazione
glassa al cacao q.b. (io solo cacao fondente al 56%)
noci


Preriscaldare il forno a 180° e foderare con carta forno due leccarde.

Nella planetaria o con le fruste elettriche, lavorare il burro e lo zucchero fino a che si ottiene una crema chiara e morbida

A parte, mescolare insieme farina e cacao quindi setacciarli e unirli al composto in planetaria mescolando per incorporare bene.

Infine aggiungere i cornflakes e mescolando con cura (io ho fatto direttamente con una mano in quanto il composto era un piuttosto sostenuto e col cucchiaio risultava un'impresa ardua...)

Prelevare porzioni di impasto e formare delle palline grosse circa come un piccolo mandarino, disporle sulle leccarde ed appiattirle con il palmo della mano.

Infornare e lasciare cuocere 20-25 minuti o poco più, secondo il forno di casa.

Lasciare raffreddare su una grata, quindi decorare con la glassa al cioccolato ed un pezzetto di noce.

Personalmente, non ho voluto "appesantirli" ulteriormente con una glassa burrosa o pannosa, visto la gran quatità di burro già presente nel biscotto ed ho preferito sciogliere a bagnomaria del cioccolato fondente al 56% 

Far asciugare il cioccolato quindi gustare!

Allora, ad un primissimo assaggio (fatto senza la decorazione) mi han lasciata un pò delusa... poi ho rifatto l'assaggio qualche ora dopo, completi di "glassa" e la sensazione è migliorata nettamente... poi, dulcis in fundo, è arrivata un'amica e le ho proposto un biscottino insieme al caffè, avvisandola però che era la primissima volta che li facevo e.... ne è rimasta ESTASIATA! Tant'è che gliene ho regalati un pò perchè le brillavano gli occhi davanti al vassoietto! Quale miglior test?! :DDD



E ora, come accennavo più sopra, un pò notizie wikipediane sulla Nuova Zelanda e.... vi aspetto numerosiiiiiiiiiiiiiiiii! :)



(Fonte: WIKIPEDIA)

"La Nuova Zelanda (ing. New Zealand, māori Aotearoa) è uno stato insulare dell'Oceania, posto nell'oceano Pacifico meridionale, formato da due isole principali, l'Isola del Nord e l'Isola del Sud, e da numerose isole minori come l'isola di Stewart e le isole Chatham. Il mar di Tasman la separa dall'Australia, situata circa 2 000 km a nord-ovest.
Il nome Nieuw Zeeland (dalla Zeeland, provincia dei Paesi Bassi, il cui nome significa "terra di mare"), fu coniato da un ignoto cartografo olandese. Tale nome venne in seguito anglicizzato da James Cook in New Zealand mentre Aotearoa è l'antico nome dato dal popolo Māori all'odierna terra della Nuova Zelanda. Ci sono varie traduzioni del nome originale, ma quello più comunemente usato è "Land of Long White Cloud", che significa "Terra dalla lunga nuvola bianca" (Ao: nuvola; Tea: bianca; Roa: lunga).
Conta 4 578 900[7] abitanti (stimati al marzo 2015) , distribuiti su 267 710 k[8] (comprese le isole AntipodiAucklandBounty,CampbellChatham e Kermadec). La capitale, che è anche la città a svolgere questo ruolo più a sud del mondo, è Wellingtonmentre la città più popolosa è Auckland. La sua vetta più alta è il Monte Cook.
STORIA
L'insediamento degli umani in Nuova Zelanda risale a circa sette secoli fa, quando gruppi di polinesiani, probabilmente in una serie di ondate successive, vi giunsero tra il 1000 e il 1300 d.C. Nei secoli successivi, essi svilupparono una cultura propria fino a forgiare l'attuale identità del popolo māori. La popolazione era suddivisa in sottogruppi detti hapu, a volte alleati, a volte in lotta fra loro. In epoca successiva un nucleo di māori lasciò la Nuova Zelanda alla volta delle isole Chatham, dando così vita ad un'altra nuova cultura nota come moriori.
I primi europei a visitare l'arcipelago furono gli olandesi della spedizione guidata da Abel Tasman nel 1642. Molti membri dell'equipaggio vennero uccisi dai māori e l'esito della spedizione fu tenuto segreto per evitare eventuali insediamenti della rivaleCompagnia Inglese delle Indie Orientali. Gli europei non fecero ritorno sulle isole fino all'arrivo dell'esploratore britannico James Cook, che visitò queste terre durante il suo primo viaggio del 1768-71. Cook sbarcò in Nuova Zelanda nel 1769 e mappò gran parte delle coste.
Dopo la spedizione di Cook, molte altre navi europee e americane sbarcarono sulle isole. Gli europei erano soliti commerciare con i nativi, cedendo cibo europeo, armi e utensili in metallo in cambio di acqua fresca e cibo locale. L'introduzione della patata e delmoschetto ebbe un notevole impatto sulla società māori. In particolare, l'uso dei moschetti modificò i rapporti di forza tra le varie tribù, portando alle cosiddette "guerre del moschetto". Inoltre, a partire dagli inizi del XIX secolo, diverse missioni cristiane si stabilirono nel paese, convertendo gran parte dei māori.
Preoccupato dalle mire espansionistiche francesi e dal modo disordinato con cui i bianchi stavano colonizzando le nuove terre, il governo britannico decise di inviare in Nuova Zelanda William Hobson, al fine di reclamare la sovranità britannica e stipulare un trattato con i nativi. Fu così che dal 1788 al 1840 la Nuova Zelanda fece formalmente parte del Nuovo Galles del Sud. La vera svolta fu determinata dal Trattato di Waitangi, stipulato nella Baia delle Isole il 6 febbraio 1840. Malgrado le discordie e i dubbi che ancora oggi si hanno sulle versioni in lingua māori e in inglese, tale trattato è considerato l'atto costitutivo della nazione neozelandese nonché una garanzia dei diritti dei māori. In particolare, Hobson scelse inizialmente Okiato come capitale della nuova colonia, per poi trasferirsi ad Auckland nel 1841.
A partire dal 1840 consistenti ondate di coloni europei giunsero in Nuova Zelanda. I māori, inizialmente, si mostrarono desiderosi di commerciare con i bianchi (da loro chiamati pakeha) e, proprio grazie a questo tipo di attività, diverse tribù riuscirono ad arricchirsi. La situazione cominciò però a peggiorare quando, di fronte alla crescita degli insediamenti dei bianchi (stimolata dalla scoperta dell'oro, avvenuta nel 1861), i māori cominciarono a temere di perdere il controllo della loro terra. Tali contrasti portarono alle cosiddette guerre māori, combattute tra gli anni sessanta e settanta dell'Ottocento e che causarono ai māori la perdita della gran parte delle loro terre.

Gustavus von Tempsky viene colpito durante le guerre māori.
Nel 1854 venne insediato il primo parlamento neozelandese, cosa che rappresentò il primo passo verso l'autonomia del paese (tant'è che ormai, verso la fine del secolo, la Nuova Zelanda poteva dirsi completamente autonoma dalla madrepatria). Nel frattempo, nel 1863, il primo ministro Alfred Domett fece sì che la capitale venisse trasferita in una località sullo stretto di Cook, probabilmente al fine di impedire che l'Isola del Sud diventasse una colonia separata. Alcuni commissari australiani - scelti per la loro neutralità - candidarono a questo ruolo Wellington, grazie alla sua posizione centrale e al suo porto. Fu così che il parlamento vi si insediò ufficialmente nel 1865.
Nel 1893 la Nuova Zelanda si distinse quale primo paese al mondo a riconoscere il diritto di voto alle donne. Sempre in quel periodo, si ebbero diverse nazionalizzazioni e l'istituzione della pensione di vecchiaia: provvedimenti, questi, che diedero alla Nuova Zelanda una delle più avanzate legislazioni sociali del tempo.
Il 26 settembre 1907 la Nuova Zelanda acquisì lo status di dominion, per poi diventare completamente indipendente nel 1947, anno in cui venne ratificato lo Statuto di Westminster del 1931 (va però detto che già da molto tempo la Gran Bretagna aveva cessato di esercitare un ruolo attivo nel governo dell'ormai ex-colonia). Visti i legami con la Gran Bretagna, l'economia neozelandese sperimentò notevoli difficoltà durante la Grande depressione. Ciò portò alla formazione del primo governolaburista, il quale optò per la creazione di un vasto welfare state e di un'economia orientata al protezionismo. Va inoltre aggiunto che la Nuova Zelanda, vista la forte impronta lasciata dai coloni europei, si dimostrò sempre un membro fedele dell'Impero britannico. Contingenti neozelandesi combatterono durante la Seconda guerra boera e durante le due guerre mondiali; il governo neozelandese, infine, appoggiò quello britannico durante la crisi di Suez. In particolare, la partecipazione alla prima guerra mondiale valse al paese il mandato sulle Samoa occidentali e su Nauru. La Nuova Zelanda partecipò, inoltre, alla Guerra di Corea del 1950-1953, tra le forze ONU ed entrò, nel 1955, nell'Organizzazione del Sud-Est Asiatico. Nel 1961, vennero accolte le richieste di indipendenza delle isole Samoa occidentali. Nel 1965 le truppe neozelandesi furono inviate in appoggio al governo del Vietnam del sud, durante la Guerra del Vietnam.
Dal punto di vista economico, il periodo successivo alla seconda guerra mondiale fu di grande prosperità per la Nuova Zelanda; proprio in quel momento, tuttavia, cominciarono a manifestarsi alcune pressanti questioni sociali. In primo luogo, i māori iniziarono a trasferirsi nelle città in cerca di occupazione. Nel frattempo, gli stessi māori cominciarono a sperimentare un risveglio della loro cultura e a protestare sostenendo il mancato rispetto del Trattato di Waitangi. Nel 1975 si istituì un tribunale per indagare sulle presunte infrazioni del trattato. Nel frattempo i tradizionali legami economici con la Gran Bretagna cominciarono ad allentarsi a causa dell'ingresso di quest'ultima nella Comunità Economica Europea. Numerosi cambiamenti economici e sociali si verificarono nel corso degli anni ottanta durante il quarto governo laburista della storia del paese, soprattutto grazie all'allora ministro delle Finanze Roger Douglas (tant'è che solitamente le trasformazioni di quel periodo sono note come "Rogernomics").

GEOGRAFIA

La Nuova Zelanda ha una forma lunga e stretta. Si estende per circa 1 500 km da nord a sud; in entrambe le isole la costa occidentale non dista più di 200 km da quella orientale. Lo stretto di Cook (che separa le due isole) è largo 26 km.

Morfologia

Dal punto di vista fisico la Nuova Zelanda è un arcipelago formato da due grandi isole (Isola del Nord e Isola del Sud), divise dallo Stretto di Cook, e da molte altre isole minori, in gran parte disabitate: l'Isola Stewart, la terza per estensione, più le cosiddette Isole esterne, ovverosia 9 arcipelaghi minori, 5 dei quali (a loro volta chiamati Isole sub-antartiche neozelandesi) sono un Patrimonio dell'umanità dell'UNESCO.


Immagine satellitare della Nuova Zelanda
Entrambe le isole sono attraversate da catene montuose; l'Isola del Sud dalle Alpi meridionali e l'Isola del Nord da catene di minore altezza. Il Monte Cook (o Aorangi in lingua māori, ovvero "che trapassa le nubi") con i suoi 3 754 m è la vetta più alta del paese ed è situata al centro delle Alpi neozelandesi. La Nuova Zelanda è ancora ricca di molti vulcani attivi ed è una zona con un rischio sismico molto elevato.
La costa la cui lunghezza complessiva è 15 134 km[8] è frastagliata nell'Isola del Nord mentre in quella del sud si presenta più regolare.

Idrografia

Il territorio presenta numerosi corsi d'acqua che nascono dai rilievi, sono però per la maggior parte molto brevi e discontinui, difficili da navigare, infatti sono frequentemente interposti nel corso del fiume, laghi (spesso di origine vulcanica come il Lago Taupo) e cascate.

Clima

La latitudine della Nuova Zelanda (da 34 a 47° S) corrisponde all'incirca a quella dell'Italia, nell'emisfero boreale. Tuttavia il fatto di essere in mezzo all'Oceano rende il clima diverso da quello italiano. Infatti ci sono molte più precipitazioni, perché il fatto di essere un'isola la rende naturalmente più predisposta. In generale, comunque, il clima è temperato e marittimo, con temperature raramente minori di °C e maggiori di 30 °C. La minima temperatura registrata in Nuova Zelanda fu di −21,6 °C (ad Ophir, Otago), mentre la massima fu di 42,4 °C (a Rangiora, Canterbury). Fra le maggiori città, Christchurch è la più asciutta, con solo 640 mm di acqua all'anno. Auckland, la città più piovosa, ne riceve quasi il doppio. Auckland, Wellington e Christchurch ricevono comunque una media di oltre 2 000 ore di sole all'anno. La parte meridionale dell'isola del Sud ha un clima più fresco e perturbato, con circa 1 400 – 1 600 ore di sole, mentre la parte settentrionale dell'isola del Sud è la parte più soleggiata e riceve circa 2 400 – 2 500 ore di sole all'anno.

Popolazione

Dal 2014 si contano 4 578 900 abitanti, con una densità di 16 per km²; i tre quarti della popolazione vive nell'Isola del Nord, più favorevole climaticamente.

Etnie

La popolazione della Nuova Zelanda è costituita per il 67% da bianchi, principalmente di origine inglese e scozzese; gli indigeni di etnia polinesiana sono circa 201 000. Sono presenti minoranze di cinesiindianitedeschiolandesiitaliani. Gli Europei costituiscono il 67% della popolazione, i māori il 14%, altre popolazioni del Pacifico il 3%, altri ancora (inclusi cinesi) il 14%. Ai censimenti non stupisce il fatto che la somma delle percentuali superi il 100%, poiché molti neozelandesi si ritengono appartenenti a più di un'etnia.

Religione

La religione più diffusa è quella cristiana praticata dal 60% della popolazione, benché in costante decrescita; comprende cattolicianglicanimetodistipresbiteriani. Si aggiunge anche una forte presenza missionaria della Chiesa Cristiana Avventista. Il 35% della popolazione si dichiara ateo o agnostico, mentre il restante 5% è composto da buddisti e da una comunità musulmana di immigrati.

Lingue

Vi sono tre lingue ufficiali: inglesemāori e lingua dei segni neozelandese

Ordinamento dello stato

Divisione amministrativa

Attualmente la Nuova Zelanda ha 16 regioni (di cui 12 sono governate da un consiglio regionale eletto dal popolo, e 4 governate dalle autorità territoriali) e 74 autorità territoriali 16 delle quali sono distretti urbani, 58 sono distretti rurali ai quali si aggiungono le isole Chatham.I primi coloni europei divisero il paese in province; queste furono abolite nel 1876, anno in cui il governo fu completamente centralizzato. Nel 1989 il governo locale fu completamente riorganizzato e fu instaurato un sistema di governo basato su due livelli, le regioni e le autorità territoriali.
Quattro delle autorità territoriali (una città e tre distretti) e le isole Chatham sono nel contempo delle regioni, sono quindi definite come autorità unitarie. Le autorità territoriali non sono una suddivisione delle regioni, esistono quindi delle autorità territoriali il cui territorio fa parte di più di una regione. Sono dipendenze esterne della Nuova Zelanda, con autonomia interna, le Isole Cook (235 k18 000abitanti), le isole Tokelau (10 k2 000 abitanti) e l'isola Niue."

Ultimo ma non meno importante, ho trovato il sito di una coppia di giovani italiani che si sono trasferiti definitivamente in Nuova Zelanda e, inutile dirlo, li seguo con grandissimo piacere: ORNITORINKO 


W come..... W la Nuova Zelanda!!! ^___^



RICETTINE NEL PANIERE

1) NEW ZEALAND KIWI BREAD - Pane al Kiwi (grazie ad Aiù ehemmm... voi la conoscete come Elo de La Trattoria Muvara!)
2) CINNEMON OYSTERS - Le Ostriche alla Cannella (grazie Resy di Le Tenere Dolcezze di Resy!)
3) HONEYCOMB o HOKEYPOKEY (grazie Elena di Zibaldone Culinario!)
4) HOKEYPOKEY (grazie Anisja di La Cucina di Anisja!)
5) BEEF PIE  (grazie Elena di Zibaldone Culinario!)
6) PAVLOVA AI FRUTTI DI BOSCO (grazie Tamara di Un Pezzo della mia Maremma!)
7) TAKAKA OATY GINGER CRUNCH - Shortbread con glassa allo zenzero (grazie Resy di Le Tenere Dolcezze di Resy!)
8) PAVLOVA (grazie a Cinzia di Cindystar)
9) MAORI FRY BREAD  - Pane Fritto Maori (grazie a Eyra di Sapori in Valigia!)
10) TRIFLE (grazie a SOFIA C. che mi ha mandato ricetta e foto via mail e che ho pubblicato QUI ^^ )
11) MARINATED MUSSELS - Cozze Marinate (grazie a Martissima di Viaggiare è un pò come Mangiare)
12) OATY GINGER SLICE - fatti da me :)
13) ANZAC BISCUITS - Biscotti Anzac (grazie a Pinko Pallino di Pinkopanino!)
14) SWEET POTATO (KUMARA) AND WINTER SQUASH SOUP - Zuppa di patata dolce (Kumara) e zucca (grazie a Simona Carini di Briciole!)
15) AFGHAN BISCUITS - Biscotti Afghan (grazie a Terry di Crumpets & Co.!)

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